Questa fase storica di profonda incertezza politica e socio-economica urge una riflessione più ampia del Lockdown sì Lockdown no.
Così come è dovere civico di professionisti e imprese dare un contributo al dibattito e proporre soluzioni.
Premesso che per il tramite delle parti sociali e corpi intermedi abbiamo già inoltrato alle autorità regionali e nazionali una proposta su un modello di società basata sullo sviluppo sostenibile ma che non aspetteremo il placet di nessuno per iniziare a sviluppare strategie, partnership internazionali e soluzioni innovative.

Questa proposta parte dal modello di società che il Giappone ha chiamato 5.0!

Il Giappone è stato sempre un modello di società a cui ispirarsi: etica come principio di base e innovazione basata sui bisogni reali delle persone.
Società 5.0 é centrata, dunque, sull’Uomo: chiunque possa godere di un’alta qualità della vita, dove venga riconosciuto un più elevato valore alla collaborazione tra uomo e macchina e vengano radicati nell’intera società i valori morali, etici ed economici della digitalizzazione.

Nella sua mission  Società 5.0, dunque, intende incorporare tecnologie avanzate in diversi settori e attività sociali e promuovendo l’innovazione per creare nuovo valore.
Per raggiungere questo obiettivo,però,esistono 5 muri da abbattere.

Il 1^ Muro di cui liberarsi sarà quello Amministrativo, ovvero l’eliminazione di buona parte della burocratizzazione oggi presente nel Paese e negli Enti Regionali ma anche la condivisione di informazioni e la collaborazione tra Ministeri e Agenzie Statali/Regionali, per delineare strategie comuni che possano portare ad una crescita economica più rapida e solida rispetto a quella attuale.

Il 2^ Muro, Legislativo, per il quale si ha un urgente bisogno di una profonda trasformazione per adeguarsi agli aspetti della società attuale, sempre più connessa e dipendente dalle nuove tecnologie, mentre ora le leggi (e/o linee guida specifiche), per la loro arretratezza, non tengono in considerazione aspetti ormai comuni nella vita quotidiana.

Il 3^ Muro, Tecnologico, invece, è la mancanza di condivisione tra i detentori delle conoscenze tecnologie, le quali andrebbero invece fuse e coordinate tra loro per massimizzare e migliorare future implementazioni (interoperabilità).

Il 4^ Muro, Umano, invece, si abbatterà soltanto se si riuscirà a valorizzare ogni conoscenza tecnologica specifica delle persone, puntando sulla formazione continua, l’alfabetizzazione informatica, l’arricchimento delle capacità di ogni individuo, le politiche di welfare pubbliche e private a supporto, tracciandole e certificandole al fine di ottimizzare anche gli investimenti.

Il 5^ e ultimo Muro contro il quale la Società 5.0 dovrà colpire forte per farlo cadere è quello denominato dell’ “accettazione”. Qui il compito sarà molto arduo perché dovranno essere trattati temi molto delicati che riguarderanno la sfera morale, etica e filosofica della vita stessa, visti i sempre maggiori contatti che l’essere umano dovrà avere con entità robotiche e di intelligenza artificiale.

Questo modello è applicabile anche al contesto italiano, molto difforme dal Giappone?

Da un’analisi (SWOT) sui punti di forza e debolezza del nostro contesto locale e nazionale sono emersi molti fattori positivi ma anche aree da migliorare e minacce esterne da contrastare.

I cambiamenti sociali, il covid e altri fenomeni esterni sono in alcuni casi prevedibili, in altri meno. Lamentarsi e basta non serve a cambiare lo stato delle cose.

Ci saranno numerose persone senza lavoro, senza supporto sanitario o scolastico e, anche quando è presente, non sempre è di qualità.
Dunque bisogna dare assolutamente sostegno economico, ma anche avere la lungimiranza di concentrare risorse,incentivi e premi soprattutto a chi investe sulla cultura dell’etica e sul digitalee con l’obiettivo di: rendere le filiere produttive (food, packaging e meccanica di precisione) più sostenibili con l’economia circolare; indirizzare le scelte di formazione verso materie c.d. STEM; premiare aziende che pagano le tasse, erogano servizi di welfare ai dipendenti e innovano organizzazione, processi e prodotti; premiare i cittadini virtuosi nei confronti dell’ambiente; premiare e incentivare soluzioni tecnologiche incentrate sui bisogni primari dell’uomo (sicurezza, salute, cibo); premiare e incentivare le città che investono su progetti per le smart communities e creano partenariati pubblico-privati (Living lab) con enti di r&s e imprese per testare soluzioni intelligenti (smart).

Nel paese delle ormai famose linee guida sempre in arrivo, servono azioni chiari, efficaci e soprattutto misurabili.
Oggi la tecnologia ci consente di misurare, tracciare e certificare le azioni di social innovation dei cittadini e delle imprese, e, dunque, bisogna riconsiderarla come una leva per migliorare la condizione sociale e ambientale della nostra comunità.

Lo sviluppo economico sarà a questo punto solo una diretta conseguenza!

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